venerdì, 11 dicembre 2009

Se dovessimo prendere seriamente in considerazione quel brav’uomo di Darwin, dovremmo pensare che prima o poi toccherà anche all’uomo estinguersi. Non ha la validità di una verità matematica, ma, a ben vedere, non esiste specie che abbia il dono dell’eternità terrena. Certo, la nostra specie si chiama “Uomo”: il re dell’universo o almeno il signore della Terra, siamo figli di Dio, Lui non potrà lasciarci a piedi.

Ce la stiamo mettendo tutta per combinare guai. Molti scienziati sono diventati “terroristi”, sono arrivati a dire che se continuiamo così con il CO2 il pianeta andrà arrosto. Ma Siamo ferventi ecologisti, desideriamo salvare ogni specie animale in odore di estinzione, invochiamo il protocollo di Kioto, ci scagliamo idealmente contro ogni azione che altera l’ambiente, scriviamo pagine e pagine sulle azioni da compiere per conservare il pianeta nelle condizioni in cui ci è stato consegnato. La coscienza del degrado alimenta un impegno ideale di protezione dell’ambiente. Il risultato dell’impegno è disastroso: molto più conseguenza delle leggi del mercato che del fervore ideale con cui sosteniamo le azioni che dovremmo compiere. E poi “non è scritto” che l’uomo debba conservare il pianeta cosi com’è e realizzare il proprio evolvere salvaguardando l’esistenza delle altre forme viventi. Non è scritto nell’etica che, se esistesse, dovrebbe decidere quali risoluzioni la scienza deve perseguire e quali no, non è scritto nei comandamenti di un dio cangiante e legato alla civiltà che lo sponsorizza, non nei principi di una morale che ingloba ogni valore che possa favorire la crescita del PIL, ma soprattutto, non è scritto nelle regole del “libero mercato globale”.

Un virus occupa la cellula che gli consente di riprodursi. Il vento fa planare gli uccelli, l’acqua si riempie di pesci, che saranno preda di uccelli e orsi. Un tronco che rotola lungo un pendio fa nascere la ruota e qualche tempo dopo le autostrade. L’uomo scava gallerie, strappa le foreste e al loro posto costruisce grattacieli. Una storia infinita, eventi che raccontano il percorso dell’evoluzione, mentre la natura è sempre più marginale rispetto ai comportamenti umani, la visione che l’uomo ha della natura la rende perversa e nemica. La capacità di giudizio è offuscata. La specie uomo non fa più parte di “quella natura”. Ora il problema è una lotta contro il tempo: la specie uomo, con l’aiuto della tecnoscienza, riuscirà fare a meno degli alberi, di acqua e aria pulita, di un clima idoneo, della biodiversità, prima che avvenga la propria catastrofe?

Ma conservare il pianeta nelle condizioni in cui una generazione lo riceve è una mistificazione che nega il concetto di evoluzione, se avvenisse per il tempo di trenta generazioni precipiteremmo nella preistoria, per sessanta, ci estingueremmo. Dobbiamo trovare qualcosa di meglio per attenuare i sensi di colpa.

Sai che facciamo? Organizziamo periodicamente un summit ecologico, riuniamo i big del pianeta, diamo loro qualche numero su cui ragionare e attendiamo fiduciosi che risolvano i problemi. E’ ciò che sta accadendo in questi giorni a Copenaghen nella conferenza sul clima del pianeta, ci sono tutti: inquinatori storici, quelli che hanno iniziato da poco e quelli che non vedono l’ora di iniziare. Dopo molti “distinguo” avremo la stesura di un nuovo protocollo che impegnerà tutti i partecipanti e che nessuno (o quasi) metterà in pratica. Saranno stabiliti i compensi che i paesi ricchi dovranno versare ai paesi in via di sviluppo affinché questi rinuncino ad inquinare. I compensi si perderanno per strada e fra cinque anni ci sarà un altro bel summit ecologico dove si riproporrà il problema. Di cinque anni in cinque anni la terra finirà arrosto. Un povero cristo come me pensa che o ci stanno prendendo per i fondelli o i big sono microcefali o in mala fede. In ogni summit ecologico c’è un convitato di pietra che si aggira tra i big e ne detta il comportamento. Il convitato è il “libero mercato globale”, il quale persegue un modello di sviluppo che non può contenere regolamenti restrittivi al modello di sviluppo universalmente accettato. Non a caso a margine del summit sono presenti i nomi che contano dell’imprenditoria mondiale, con la funzione di bacchettare eventuali incoscienti che propongano limitazioni  al “libero mercato globale”. Il PIL prima di tutto.

Vuoi vedere che quel brav’uomo di Darwin aveva ragione? A furia di pensare al PIL, ci sono buone probabilità che la specie uomo non disporrà più delle risorse necessarie per adattarsi ai cambiamenti che essa stessa produce nell’ambiente.

Il contributo che il governo italiano sta portando al summit di Copenaghen è inesistente, il suo capo ha problemi personali più importanti da risolvere, il clima del pianeta è irrilevante.  

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categoria:pil , copenaghen, summit sul clima, libero mercato globale
domenica, 29 novembre 2009

La più importante risorsa, che l’uomo sociale e politico dispone al fine di perseguire un minimo di democrazia, è la capacità di esercizio critico relativamente alle condizioni per la sopravvivenza che il potere politico gl’impone.

Un po’ di storia recente.

Il problema di ogni regime totalitario è stato quello di annullare le capacità critiche dei propri “sudditi”. Fino a poco tempo fa, il modo più efficace per risolvere il problema, si avvaleva dell’azione repressiva e violenta (assassinio, imprigionamento, confino, esilio dei capi, intimidazioni e violenza sui “sudditi”). Per un certo periodo la cosa funzionava, ma ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Alla lunga la popolazione oppressa riusciva a scrollarsi di dosso il regime totalitario.

E’ accaduto che qualche psicopatico “puro” sia diventato un dittatore, ma sempre se sostenuto e favorito da una minoranza di cui rappresentava e alimentava gl’interessi (affaristi, gruppi di potere economico, religioso, militare). E’ successo che il dittatore sezionasse i cadaveri degli oppositori e li mettesse in freezer, o li facesse uscire come fumo dai camini, ma all’oligarchia egemone, che lo sosteneva, poco importava, importante era che potesse continuare a fare i propri affari.

Un po’ di attualità

Sta diventando sempre più difficile, per i gruppi di potere, ricorrere allo psicopatico “puro” o al metodo della violenza generalizzata per annullare la capacità critica delle popolazioni. Oggi le informazioni si propagano alla velocità della luce, possono raggiungere ogni fascia di popolazione ed essere sottoposte a giudizio critico. Sono finiti i totalitarismi? Siamo in Democrazia? Buoni! Da molto penso che la Democrazia (“potere esercitato dal popolo”) sia un’ingenuità culturale, però è sempre meglio di una dittatura sanguinaria.

E’ un grosso guaio. Come possono quei “poveri” gruppi di potere farsi gli “affari” propri, a scapito della maggioranza della popolazione, se non possono disporre del sanguinario di turno. Tranquilli! La soluzione c’è ed è semplice: basta controllare l’informazione che arriva alla popolazione. Dosarla, manipolarla, lasciare passare le informazioni neutre, quelle favorevoli agl’interessi oligarchici e, per carità, anche qualche innocua notizia negativa, a dimostrazione che la democrazia funziona.

L’oligarchia egemone decide quali informazioni diffondere, e quali marginalizzare, in funzione del mantenimento del potere. Un’impressionante quantità di “informazione pattume” è strumentalmente rivolta al “ventre molle” della popolazione. L’inflazione informativa e il conseguente effetto di diluizione, influenza il senso comune, rende il destinatario dell’informazione sempre più confuso e incapace di un’effettiva azione critica. In Italia siamo all’avanguardia: abbiamo messo a capo del governo chi possiede il 70% degli strumenti per fornire informazione e in grado di condizionare il rimanente 30%.

La dittatura nell’informazione è compiuta. Ha bisogno di poco sangue e regala a tutti i “Grande Fratello” che vogliono.

Consentitemi una battuta, non mia, e adattatela alle circostanze: “Strozzerei chi ha scritto La Piovra”.   

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giovedì, 19 novembre 2009

"L'idea di realtà è l'idea di qualcosa che si distrugge continuamente".  (M. Sgalambro)

Da un dato incomprensibile (big bang), muoviamo verso un futuro evento teoricamente comprensibile (big crunch?), tra i due l’agire di una serie di ordini irreversibili che danno al divenire una direzione univoca, una freccia costantemente puntata verso l’entropia totale del Sistema Cosmico così come lo conosciamo.

Sadi-Nicolas Carnot (1796-1832), mentre era alle prese con il “fluido calorico” non poteva immaginare che il seguito delle sue osservazioni sul funzionamento di una macchina, che si fondavano su presupposti errati e ciononostante pervenivano a conclusioni corrette, potesse focalizzare un concetto decisivo per la comprensione del divenire in fisica.  Tutto diviene, nel senso che ogni ordine che appare contiene il proprio caos e la propria disgregazione.

L’elemento nuovo individuato da Carnot è l’Entropia. La nascita della Termodinamica, in particolare il Secondo Principio, prende avvio dalle sue osservazioni.

Il calore non è energia al lavoro, è un trasferimento di energia a un oggetto. Il lavoro è prodotto quando il calore passa ciclicamente da un oggetto (sorgente calda) a un altro di più bassa temperatura (sorgente fredda). Non è possibile trasformare in lavoro tutto il calore dell’oggetto iniziale. Per mantenere il ciclo lavorativo della macchina che compie il trasferimento di calore, una parte di calore, necessariamente, è dispersa nella sorgente fredda e non può essere utilizzata nello stesso ciclo lavorativo.

La quantità di lavoro effettivo ottenuto può essere ritrasformato in calore, ma il ricavato sarà inferiore a quello originariamente utilizzato per riscaldare l’oggetto, in ogni ciclo un po’ di calore/energia viene perso. La misura della differenza tra energia di partenza ed energia riutilizzabile, nello stesso ciclo lavorativo, è legata all’entropia, ma l’essenza di energia ed entropia è coincidente, energia ed entropia sono la medesima cosa. E’ l’uomo che seguendo propri criteri ne distingue le funzioni.

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In una macchina a vapore, parte del calore non produce vapore, riscalda lo stantuffo. Nella marcia di un’auto, parte del consumo di carburante è destinato a riscaldare le parti meccaniche del motore, non muove l’auto.

Menti meno propense alla meccanica (J.P. Joule, Lord Kelvin e R. Clausius), hanno colto il significante universale nascosto nelle osservazioni di Carnot e lo hanno reso “principio”. L’entropia assume rilevanza che va oltre la dispersione del calore in una macchina.

Il sistema cosmico è l’organizzazione di un insieme di ordini che si modificano per effetto del lavoro dell’energia, ogni modificazione produce entropia. L’universalità dell’entropia è nel fatto che tutto il sistema cosmico è energia al lavoro e modificazione. La macchina cosmica è un continuo trasferimento di calore da una fonte calda (origine del cosmo) a una fonte fredda (raffreddamento degli elementi che compongono il cosmo), da uno spazio a un altro spazio, da un tempo a un altro tempo. In questo processo un po’ di calore è continuamente perso, fino a che il calore residuo (energia) sarà insufficiente per la continuità del “sistema”.

 

Il destino entropico.

 

L’uomo, il suo addormentarsi, il suo risveglio, l’organizzazione sociale, ogni cosa è energia al lavoro, tutto ciò che esprime movimento e cambiamento è manifestazione dell’attività dell’energia e causa di entropia.

L’entropia è la misura di ciò che ogni mattino, quando ci svegliamo, non abbiamo più in termini di potenziale necessario alla sopravvivenza. Faremo tutto ciò che abbiamo fatto il giorno precedente, ma saremo un ordine al quale manca una piccolissima parte, manca la funzione svolta da quelle cellule che abbiamo rottamato e non abbiamo rimpiazzato. Ogni mattino, la capacità di sopravvivenza subisce un piccolo trauma.

La somma di tutte le piccole parti mancanti avrà come risultato: energia per la sopravvivenza dell’ordine “vita” insufficiente. Ma niente sparisce, il valore di energia e materia è costante, ciò che viene a mancare è la possibilità che si ricrei autonomamente “l’ordine” esistente prima del cambiamento.

La lotta per la vita si scontra, perdente, con l’entropia. Destino entropico è sinonimo di morte. Da dove veniamo, dove stiamo andando? La risposta è nella relazione energia↔entropia. Una risposta corretta, ma troppo razionale, quasi insopportabile, toglie alla visione che l’uomo ha di sé, l’alone mistico in cui si è rinchiuso. Più si è appropriato della metafisica e la ricerca sul proprio destino è diventata un gioco dell’intelletto e più si è trasformato in una creatura divina. E’ rimasto figlio di un dio eterno, malgrado l’entropia.

 

Fino a qualche anno fa pensavo che la Termodinamica avesse a che fare con l’impianto di riscaldamento, mentre l’entropia, non solo non sapevo cosa fosse, neppure sapevo che esistesse la parola “entropia”.

E’ sicuramente meglio iniziare prima possibile, ma non è mai troppo tardi. Così, mi sono trovato, dopo qualche anno, a distinguere i principi della Termodinamica da quelli della termoidraulica e ho scoperto che quando leggo “entropico”, non è un refuso di “antropico”. La mia vita materiale non è cambiata, ma un nuovo e sottile piacere intellettuale ha preso posto nella mia mente.  

Se gli effetti dell’entropia fossero misurabili solo nel sistema cosmico, potremmo tranquillamente vivere senza sapere che esista. Per millenni abbiamo fatto girare il sole attorno alla terra senza avere problemi, ma il secolo appena trascorso è di grandi risoluzioni, l’entropia è una cosa viva, così vicina da poterla toccare. Gli oggetti che la rappresentano stanno sommergendo il pianeta. Penso a quei tre o quattro sacchetti di pattume che ogni sera metto negli appositi contenitori, alle bottiglie deformi di plastica che diligentemente separo dal pattume, alla ceramica di un piatto rotto che non so come eliminare. E’ il tributo da pagare all’entropia: migliaia di tonnellate di residui.

Entropia canaglia! 

E’ difficile ordinare le idee avendo considerazione del fatto che tutto si disgrega, in cima ai pensieri è la lotta per la vita, ma improvvisamente la vecchiaia è rivivere nel ricordo una giovinezza e la consapevolezza del suo degrado. Il cervello, incontinente, è un colabrodo di verità sempre più intime e inutili.

Maledetto Carnot e la sua macchina a vapore!

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sabato, 07 novembre 2009

Non vorrei “spaccare” più di tanto con argomenti che non aiutano a vivere meglio, ma sono convinto che nella società in cui ci hanno infilato fin da piccoli, la possibilità di riuscire ad arrivare meglio a fine mese diventa sempre più difficile.

Siamo nell’era del “liberismo” totale, del “mercato”, al quale abbiamo affidato il compito di realizzare un’armonia universale basata sulla concorrenza, e della “globalizzazione”, come elemento capace di unificare ogni aspirazione “umana”.  Nel Libero Mercato Globale, in cui siamo infilati, l’uomo è una merce al pari di un chiodo, una sedia o una lampadina. Se non si comporta come merce diventa carne da macello sociale, un inadatto, una persona da espellere dalla società. Altro che arrivare a fine mese.

Ma dov’è il problema?

Quando indugiamo a pensare ai momenti in cui abbiamo provato felicità o almeno contentezza, magari per tentare di riprodurli, ci rendiamo conto che quei momenti sono legati al sentimento in generale, alla sessualità sentimentale, al dispiegarsi di un’intima creatività e alla fantasia che fa da condimento in ogni situazione di piacere.

Senza renderci conto inseguiamo ogni più piccola speranza che possa produrre qualche momento di serenità, contentezza, felicità. Ma facciamo sempre più fatica, alle volte ci avvitiamo in una spirale di negatività che scoraggia. Siamo davvero così “incapaci”? No! Siamo solo carne da macello sociale.

Affidiamoci con fiducia al Libero Mercato Globale. Mettiamo in pratica i consigli che ci vengono:

I sentimenti prevalenti devono essere d’invidia, rabbia, prevaricazione, disprezzo del diverso.

Il sesso è bello solo se a pagamento (senza distinzione di genere).

L’intima creatività è solo quella finalizzata al guadagno.

La fantasia è un peso inutile, anzi dannoso.

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categoria:carne da macello
sabato, 31 ottobre 2009

Non ci sono ragioni apparenti. Forse è solo ribellione alle notizie quotidiane. Una fuga da… o semplicemente un ritorno a pensieri che non hanno mai tradito. Un ritorno al piacere della conoscenza, come fatto personale, esclusivo, ma che in realtà appartiene, come te, all’umanità.

Ti prende una piacevole malinconia, assieme alla consapevolezza di avere una struttura del pensiero aperta alla possibilità di conoscere, sapere, indagare. Sono arrivate tante risposte, quelle che mancano rappresentano il pozzo dal quale attingere acqua per calmare la sete.

Ti senti onnipotente in quella malinconia, non ci sono pene o avversità che ti costringano all’angolo. E’ come “afferrare” la spiritualità, e in un ateo la spiritualità non ha limiti, non conosce ipoteche.

Sei davvero, un’altra volta solo, finalmente, una solitudine che non deprime, esalta. Un obiettivo raggiunto, anche se per pochi istanti. Riordini la mente, pensi a quanto siano affascinanti i meccanismi della ragione e le esigenze del sentimento. Il sistema è in equilibrio.

Ti sembra di essere un’unica “forma soggiacente” e di aver trovato il modo di fondere quella che Pirsig chiama “intelligenza classica e intelligenza romantica”.

 Alla fine, ti riconosci in quell’equilibrio dinamico che è l’Uomo. Equilibrio di “particelle fondamentali”,  ma anche sintesi pensante, fino ad ora adeguata a ogni tempo.

“Mi è successo di stare seduto sull’erba verde, appoggiato e all’ombra di un albero rigoglioso, in una tiepida giornata di sole, vicino ad un ruscello allegro, leggere un libro di Gerard’t Hooft che descrive le particelle fondamentali, capire poco, anzi niente, di ciò che sto leggendo, provare un gran piacere, senza sapere da dove mi viene, appoggiare il libro sull’erba e ascoltare i suoni prodotti da quelle incomprensibili particelle fondamentali, miliardi di miliardi, ognuna con un suo colore e un suo rumore. Un incredibile concerto di luci e suoni: un fragore assordante

Il clone che verrà dopo di me, dovrà correre per il cosmo a bordo di potenti astronavi, non avrà un ruscello allegro vicino a cui sedersi. Ma  forse, guardando oltre l’oblò della sua astronave, vedrà splendide galassie e sentirà i lamenti che provengono dai buchi neri mentre inghiottono una spirale fatta di miliardi di miliardi di particelle fondamentali, che a lui saranno comprensibili. Un incredibile, diverso, fragore assordante.”

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categoria:equilibrio
martedì, 27 ottobre 2009

Ero bambino, catturavo lucertole, mosche e cavallette, tagliavo loro la coda, le ali, le zampe e attendevo che le formiche finissero lo scempio. A volte, ripensando al macabro gioco, mi sono chiesto il motivo di tanta cattiveria infantile. Solo un modo per scaricare aggressività o altre sono le cause, più profonde nell’inconscio? La risposta può essere inquietante. Da adulto non competo con lucertole, mosche e cavallette.”

 

Circa quindicimila anni fa è vissuto un individuo-specie che, stando seduto su un sasso, guardava crescere i germogli nati da semi che per la prima volta aveva coscientemente seminato. E’ emozionante per noi pensare, ora, a quell’evento, immaginiamo come lo fosse per lui.

Meno emozionante, provoca emozioni di altro genere, il seguito della storia che racconta dello stesso individuo costretto a difendere la “sua roba” dalla voracità degli animali concorrenti e dalla bramosia dei suoi simili.

 

L’uomo dei nostri giorni non ha imparato alcunché, è solo un discendente perfezionato del lontano progenitore costretto a difendere la ”roba”, ma soprattutto è discendente molto più perfezionato di quei simili che volevano impossessarsi della “roba” Un mix esplosivo che, nonostante millenni di approfonditi studi sull’etica e sulla morale, non è riuscito a disinnescare.

 

Vuoi vedere che la nostra condizione sociale attuale è un risultato evolutivo ineliminabile?

 

Ero certo che avrei finito col parlare del Berlusca.

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categoria:mix esplosivo
mercoledì, 21 ottobre 2009

I due hanno una fantasia perversa e ne fanno uso per prenderci anche per il culo.

Il posto fisso non è più un valore, non può esserlo in una società in cui i “valori” sociali sono dettati dalle regole del “mercato”.  

“L’uomo globale nasce “esubero”,  il mercato lo chiama “flessibile”, lui si definisce “precario”. L’uomo è ciò che le condizioni per la sopravvivenza gli consentono di essere. Sia!” Tutto ciò che non è mercato non esiste e se esiste è dannoso.

I figli da crescere? Gli anziani d’accudire? Il mutuo? La qualità della vita?

La parola al Mercato:

Le solite stronzate idealistiche. Non sei “flessibile” !  FUORI dalle palle!

I figli preparali ad essere flessibili e a vivere da precari.

Gli anziani sostienili finché consumano, dopo sono un costo. Abbandonali!

Precario, non crucciarti, il mutuo non lo otterrai mai, non può diventare un problema.

La qualità della vita? Cos’è? Puoi andare in Tibet a meditare, ma se resti qui, la qualità della tua vita la decido io mercato e deve essere sintonica con le mie esigenze.

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categoria:posto fisso
sabato, 17 ottobre 2009

Chi legge deve avere ben presente che ho 66 anni abbondanti, mentre scrivo, alle volte, mi succede di dimenticarlo. E’ bene che almeno uno dei due (chi scrive e chi legge) ne abbia coscienza per evitare di cadere nell’assurdo.

Ho frequentato le medie inferiori, come interno, in un collegio gestito da religiosi. “la mia vita spirituale oscillava tra fede e peccato. Esercizi spirituali vissuti con profondo misticismo, regolarmente sopraffatti dal testosterone che quotidianamente aumentava le dosi e imponeva la sua legge.

Nel collegio, tutti i giovedì pomeriggio, anziché le due ore di lezione, c’era la passeggiata. Ogni classe, accompagnata da un professore, usciva  e, in fila ordinata, andava per le vie della città, spesso senza meta, a volte raggiungeva un luogo che il professore giudicava di particolare interesse. Quella volta fu la basilica di San Gaudenzio.

E’ accaduto mentre andavo verso San Gaudenzio che mi sono innamorato di un manichino in una vetrina. Una ragazzina sui tredici anni, bellissima, indossava una gonnellina svasata rosa e una maglietta di un rosa più scuro che segnava la forma di due piccoli seni. Mi guardava sorridente da dentro la vetrina. Era calda, gioiosa, come può esserlo un cucciolo verso il suo giovane padrone, compagno di giochi. Con lei giocavo, la notte, in silenzio, respirando appena. La masturbazione, il desiderio di una bambina, una suora, una zia, qualunque cosa, purché femmina, ma tutto era peccato, tutto finiva nell’umiliazione della Confessione e del perdono”.

E’ poco probabile che un “maschio” parli delle proprie masturbazioni solitarie, non è macho. E’ accettabile parlare di quelle in età puberale, quando non passava giorno, ma di quelle dopo il “maschio si vergogna.

Il “maschio vero" non si masturba, dispone sempre di una femmina che gli risolve il problema. Stronzate. Ovviamente non posso generalizzare, ma mi piacerebbe sentire altri pareri.

Per carità, ho avuto lunghi periodi della vita in cui faticavo a tenere il passo con le opportunità femminili, ma una masturbazione ogni tanto era sempre piacevole.

Torniamo ai miei 66 anni. Cosa pensate che succeda? Infastiditi? Mi piacerebbe vivere altri dieci anni per sapere cosa succederà al riguardo. Il solito vecchio porco? No, vi prego, provate ad affrontare il problema da un punto di vista scientifico

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categoria:masturbazione
mercoledì, 14 ottobre 2009

Ogni mattina le notizie ti assalgono impietose, da mesi si assomigliano, da anni. Deprimono, danno speranza, la fanno abortire. Un girone dantesco: le escort, papi, la mafia, Berlusconi, la sinistra che non c’è, Brunetta, Fini “sinistro”, la Consulta e i soliti farabutti comunisti, ecc., sento il bisogno di un argomento disintossicante, o almeno che guardi le stesse cose da un punto di vista più distante, perderò qualche dettaglio, ma riuscirò ad avere una visione più “umana” delle cose.

L’uomo è ciò che mangia, e poi, è tante altre cose che sembrano esistere indipendentemente dal cibo (energia) che utilizza per sopravvivere: sentimenti, capacità di pensiero riflettente, sensibilità artistica e mille altre categorie che, al di là di una “dipendenza meccanica” dall’energia che ci dà sopravvivenza, vorremmo che non avessero legami con la storia del cibo.

Sette milioni di anni fa, l’uomo si è separato dalla scimmia (si fa per dire), per milioni di anni la sua sopravvivenza è rimasta legata alla condizione di cacciatore e raccoglitore, probabilmente la sua vita intellettuale esprimeva il legame diretto che la mente necessariamente aveva con le azioni che gli procuravano sopravvivenza. Quindicimila anni fa è diventato coltivatore e allevatore. E’ un fatto stravolgente: l’energia per la sopravvivenza da evento occasionale e incerto, si trasforma in evento certo e riproducibile una quantità illimitata di volte. L’uomo non è più direttamente ciò che mangia, è terra, è organizzazione della coltivazione, è modo di distribuzione delle risorse, ma è anche possibilità di pensiero slegato dall’assillo del cibo.

Duecento anni fa, l’uomo è diventato produttore di “beni industriali”. Il bene industriale ha sostituito il cibo. L’organizzazione sociale si è piegata alle esigenze dello scambio. Non produco per vivere, vivo per produrre. Tentiamo di opporci, ma sentimenti, capacità di pensiero riflettente, sensibilità artistica e le altre categorie, non possono rimanere fuori dalla mischia dello “scambio” Le esigenze del “mercato” hanno sostituito l’energia di cui ci nutrivamo.

Siamo nel terzo millennio, “finalmente” il DENARO ha coperto tutto, stiamo “mangiando” denaro, avere un pensiero scollegato dal denaro, dal PIL,  dagli affari, e quasi impossibile.

Sapevo che avrei finito col parlare di Berlusconi & c.     

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sabato, 10 ottobre 2009

In Italia non siamo messi molto bene, però si sopravvive. Avere chiaro cosa sta accadendo, riguardo alla povertà, ai popoli della terra, non ci aiuterà, ma se non altro, potremo fermarci un attimo a pensare quale potrebbe essere il nostro destino se continuassimo ad essere schiavi del “modello di sviluppo”che stiamo seguendo.

La quantità d’individui al di sotto del livello di sopravvivenza è in continuo aumento nel mondo (+).             

La Quantità di straricchi è anch’essa in aumento (+).

La distanza tra la ricchezza dei più ricchi e la miseria dei più poveri sta aumentando (+)

Il punto di vista di banchieri e assimilati è che dobbiamo “essere contenti”: tutti gl’indici sono positivi (+++). Il merito è certamente da attribuire al “modello di sviluppo”  che gentilmente loro hanno scelto per noi.                                                                                                                              
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categoria:banchieri